Sebastiano Grazioli
Quando tutto cambia, cambia tutto!
Sebastiano Grazioli con Mariangela Pira (SkyTG24) presso il Forum Delle Imprese Area12 (10 Aprile 2025)
Nasco l’8 marzo 1971 a Brescia. La festa delle donne. Sarà un segno…? Famiglia umile e forte. Papà Franco camionista di un’impresa edile. Sportivo, amante del calcio (juventino) e dei motori (Ferrari). Energico, ambizioso nonostante non abbia mai rischiato di mettersi in proprio. Riferimento positivo e stimolante. Mia madre Rosa, la positività in persona. Saggia. Purtroppo delicata fisicamente per via di un cuore che non ha mai voluto fare il bravo. Una sorella, Mara di 3 anni più grande. Peperino che ama gli studi e che negli anni diventa poi infermiera nel prestigioso reparto di cardiochirurgia all’ospedale di Brescia. Io non amo studiare. Mi piace solo giocare a calcio con gli amici.
Gli anni ’70 e ’80 sono per me, che sono nato in un piccolo villaggio in provincia di Brescia, un’opportunità incredibile. Tantissimi Amici, divertimento sano e tante esperienze positive. Scelgo l’indirizzo scolastico più lontano dalla mia impostazione caratteriale: perito elettrotecnico. Non mi appassiona, anzi, non mi piace. Terminati gli studi, trovo subito un posto di lavoro come dipendente: tecnico in un’azienda di macchine elettroniche per le calze. La mia prima ed unica esperienza come dipendente. Servivano dei programmatori per i computer installati a bordo delle macchine. Quei pochi anni sono sufficienti per farmi capire cosa non volevo dalla vita…
Così agli inizi degli anni ’90 arriva la grande svolta. Nel male e nel bene. Il 1992 segna la mia vita in modo decisivo.
Dopo 6 mesi di agonia per un tumore ai polmoni muore tra le mie braccia mio papà all’età di 53 anni. Io ne avevo 21.
Data sul calendario: 1 Ottobre 1992. Rimaniamo in tre. Tutto cambia drasticamente.
A metà Novembre ’92, un episodio che rivoluzionerà totalmente la mia vita professionale, economica ,culturale e formativa: la partecipazione ad un seminario formativo in ambito assicurativo. La famosa rete mondiale Star Service Internation (SSI) monomandataria della compagnia assicurativa tedesca Bayerische, poi Ergo Assicurazioni.
Data sul calendario: Brescia 29/30 Novembre 1992.
Inizio con diffidenza e con il sostegno di Mara ed un gruppo di nuovi amici l’avventura in concomitanza con il mio lavoro. Iniziano a sentirsi le prime differenze. Contesto lavorativo, colleghi, ambizioni, abbigliamento, linguaggio positivo ma sopratutto sogni. Ambizioni.
Inizio, ma le difficolta sono palesi: 20 appuntamenti zero contratti. Non funziona.
Formazione e determinazione: 30 appuntamenti 20 contratti. Tutti clienti sconosciuti.
Capisco che dipende da me , dal sostegno di un team e con tanta tanta formazione!
Non mi manca l’ambizione e tantomeno la volontà.
Dopo 6 mesi mi licenzio (tanto guadagnavo 20 volte lo stipendio da dipendente…). Investo soldi in abbigliamento e corsi di formazione. Creo la mia squadra. Cresco. Tanto. Tantissimo.
Dopo 5 anni la mia storia esce su tutti i giornali. Scrivo un libro. I collaboratori aumentano. Da 100 a 1.000 a più di 10.000. In tutta Italia. Non mi manca nulla. Mi tolgo ogni sfizio: Mercedes, Ferrari, Porsche, SUV, ville al lago, in campagna, campo da golf privato, cavalli, viaggi, investimenti. Una favola vera…
I miei successivi 10 anni saranno in giro per l’Italia, ogni week-end per svolgere i seminari di base, durante la settimana per la gestione dei vari meeting settimanali serali. Praticamente la vita nella maggior parte degli hotel della penisola. Non mi pesa affatto, vista l’età e viste le conferme evidenti attraverso i risultati ed i successi. Sono avvolto in una spirale. Il mondo è diviso in due: il mondo all’esterno ed il mondo all’interno dell’attività e dei collaboratori. La gestione delle risorse umane accompagnate alla gestione delle relazioni in sala davanti a centinaia di persone di culture e formazione diverse mi arricchisce. Una vera palestra. In 10 anni partecipo come partecipante a più di 50 corsi (a pagamento), e forse a più di 500 corsi come relatore. Ma non mi basta, voglio crescere di più!
Sento che in America c’è il formatore numero 1 al mondo: Antony Robbins. Mi iscrivo alla sua università.
Data sul calendario: 1997. Hawaii e California. Mi faccio tutti i suoi Master. Sono anche i primi in assoluto tradotti in lingua italiana. Siamo in 6 italiani in una sala da 10.000. Un’emozione pazzesca. Sul palco escono personaggi mondiali visti solo in televisione. I concetti sono nuovi, affascinanti.
Imparo, “rubo” e decodifico alla rete assetata italiana, che di cultura e di formazione in quel periodo era pari a zero. È importante ricordare che non esisteva Internet, quindi o leggevi quei rarissimi libri che parlavano di vendita (in America, “negoziazione“), di atteggiamento e comunicazione (in America PNL Programmazione Neuro Linguistica) oppure rimanevi ignorante. Avere la giusta formazione invece ti agevolava i rapporti, ti aiutava a concludere negoziazioni e ti dava un’aurea di alieno affasciante che serviva a farsi seguire dalle persone.
A 30 anni ho tutto quello che si possa sognare in 10 generazioni.
La formazione è la chiave del successo
Mi mancavano ancora 2 sfide: portare Antony Robbins in Italia per la prima volta e creare una società di formazione che uscisse dal mio settore e potesse formare anche gli amici e parenti dei miei collaboratori. Non potendo portare migliaia di collaboratori in USA anche a causa degli alti costi logistici e dei Master, decido di fare al contrario. Porto lui da noi e contatto la sua società olandese che gestiva l’Europa .
Portare Antony Robbins in Italia aveva rischi enormi. Dovevo assumermi la responsabilità di contrattualizzare con una cifra monstre, un contratto con il rischio poi di non avere iscritti paganti a sufficienza nemmeno per saldare il palazzetto…poi problemi di ordine pubblico, vigili del fuoco, polizia etc.
Scelgo il Forum di Assago.
Decido come amministratore delegato della società di formazione di firmare il prestigioso contratto. Antony Robbins decide di venire per la prima volta in Italia (la seconda apparizione in Europa dopo Londra). Blocco il Forum di Assago e inizio il tour in Italia per la “vendita” del meeting di 4 giorni.
Giro l’Italia in lungo ed in largo in ogni prestigioso hotel. Mi creo i miei alleati.
Il risultato: Forum di Assago gremito, Italia entusiasta, clienti felici, collaboratori motivati e Antony felice. Ed io orgoglioso.
Bingo. Sfida vinta.
La seconda sfida che mi mancava era creare un’academy di stile che tanto mancava in Italia. Una realtà stile Master, cioè portando personaggi pubblici ed opinion leader in stile americano. Insieme all’amico e socio Andrea Mazzola decidiamo nome e progetto: si chiamerà Performance Strategies! Il nome mi viene in autostrada vedendo un cartello con scritto Performance.
Si parte con i primi Master a Roma. Beppe Signori, Julio Velasco, Alessio Roberti, Gianni Golfera, Claudio Belotti, Juri Chechi, Valentina Vezzali, Antony Smith, Mirko Gasparotto ed ovviamente Andrea Mazzola e Sebastiano Grazioli.
La sfida è partita. 1.000 persone ad evento due volte all’anno, personaggi importanti, motivazione, altri successi. Tutto a gonfie vele.
Mentre i successi si moltiplicavano a macchia d’olio, arriva la seconda inaspettata mazzata dopo la gestione del post-perdita di mio papà.
La compagnia che rappresentavo, con un esercito di consulenti da più di 10 anni e con accordo quadro ancora di 10 anni, decide di chiudere i mandati con l’Italia. I costi sono troppo alti. Il giochino si rompe senza la mia autorizzazione. Iniziano le cause (poi vinte, ma è troppo tardi). I momenti bui. Le difficoltà. I problemi senza soluzione. La mancanza di un piano B. La non abitudine a gestire l’imprevedibile. Mi ritrovo con 100 dipendenti, 10.000 collaboratori ma senza un prodotto! È la fine. Cerco nuove compagnie, nuovi partner, ma non sono lontanamente remunerativi come la storica compagnia (che era quotata in borsa). Provo per due anni un nuovo prodotto ma le provvigioni sono bassissime. Non reggono più la rete e le ambizioni.
Entro in un un nuovo mondo sconosciuto. Il buio. L’impotenza. La rabbia.
Piano piano la rete si sfalda come un castello di sabbia.
È il periodo del boom immobiliare a Dubai. Ne fiuto l’opportunità per svagare la testa, guardare altrove, affrontare nuove sfide, e perché no, fare business che tanto mi ha generato negli anni. Cerco di mettere in moto un detto che dice: nella vita ti possono portare via tutto. Affetti, denaro, beni materiali, ma nessuno può portare via quello che hai imparato. Quindi decido di partire con slancio, creo compagni di viaggio, ex collaboratori fedeli ed esploro, imparo un’attività nuova. Che poi alla fine, sempre di gestione delle risorse, comunicazione e negoziazione si tratta.Tutto funziona alla meraviglia.
Poi la bolla immobiliare (2008): la crisi. Fine del film.
Ancora una volta non era dipeso da me ma dal mondo esterno. Non controllabile, non governabile.
Però ho imparato cose nuove. Inizio a mettere in pratica il motto: o vinci o impari. Ed anche lì ho imparato un mondo nuovo.
Nel frattempo crisi dei mercati, Leman Brothers (2008), attentato torri gemelle (2001)… Non voglio più nulla. Sono troppo deluso.
Convoco il mio direttore di Performance Strategies Marcello Mancini: o metto in liquidazione la società, o te la regalo. Se la prende. La regalo. Non ho più stimoli nè voglia.
Mi rifugio nel mio sport preferito e giro il mondo giocando a golf. Non proprio una brutta idea.
Ho sempre sognato di avere un figlio maschio. Pensavo che l’erede maschio prendesse le mie sembianze ed i miei hobby. Una sorte di mini me…calcio, golf e mentalità.
Non ho mai visualizzato la mia vita con una figlia femmina. Cosa avremo in comune?
Desenzano del Garda. Nasce Asia Grazioli.
Data sul calendario 02.03.2010. La prima A.
Quello che era un dubbio si è rivelato sorpresa. Le figlie femmine trasmettono quell’amore e quell’attaccamento verso il papà che è qualcosa di incredibile. Un nuovo amore. Ritrovo, dopo i bui, momenti nuovi obiettivi di vita, nuove responsabilità. Che bello. Ho una principessa tutta mia.
Gli anni successivi sono professionalmente nuove sfide. Voglio provare nuove esperienze.
Con un socio di Milano creo una società di advisor per fondi di investimento nel settore energia. Mi piace. Conosco fondi di investimento, mi faccio dare mandati di ricerca per asset remunerativi. Conosco proprietari di impianti (es. impianti fotovoltaici) e mi faccio dare mandati di vendita.
Incontro gente e fondi di investimento affascinanti.
Creo il piano economico e porto al tavolo le parti e guadagno sulle marginalità.
Bello, ma non è il mio lavoro perché dipende da me. Io che ero abituato a creare e formare reti e guadagnare dalle loro vendite.
Con amici commercialisti e revisori legali creiamo una società di consulenza nel settore industria 4.0. Convegni nelle banche, sponsor dell’Associazione Commercialisti Golfisti (ACG) o attraverso networking creiamo le nostre connessioni. Ognuno mette le sue conoscenze tecniche e conoscenze di clientela. Funziona.
Ad uno di questi convegni al Golf Franciacorta invito un amico di vecchia data, Nicola Orto presidente di una scuola di formazione da oltre 25 anni.
Mi piace, mi appassiona ma sopratutto mi stimola l’idea di fare qualcosa insieme. Ci stimiamo ma siamo diversi, complementari. È cosi che funziona!
Quando due soci hanno le stesse competenze e la stessa visione uno dei due è di troppo.
Creiamo una società, Area12 Consulting, muoviamo i primi passi spinti da una comune sfida.
Siamo maturi e pronti per qualcosa di grande è giunto il momento di tornare alla mia grande e vecchia passione: la formazione.
Date sul calendario: anno 2020
Evento 1: Covid (Febbraio 2020).
Inizia un altro periodo nero per l’Italia ed il mondo intero.
Reclusi in casa iniziano a nascere nuovi modelli di comunicazione sulla base dell’esperienza pregressa, conosciamo Zoom ed iniziano le prime conferenze a distanza. 5, 6, 7, 8, 10 meeting al giorno. Essere in 10 città in un solo giorno senza muoversi di casa. Pazzesco. Nasce nella disperazione collettiva un nuovo modo di fare impresa. Un acceleratore. Nascono anche nuovi bandi e nuove opportunità per le imprese.
Dove c’è un problema c’è sempre una soluzione. La nuova attività funziona alla grande.
E’ giunto il momento a 50 anni di mettere in atto tutta l’esperienza e tutta la formazione maturata.
Perché insegnarla agli altri quando possiamo metterla in atto per noi stessi?
Iniziano i primi Point, i primi consulenti, le prime convenzioni.
Data sul calendario: 19.05.2020 AA-AAA
Francesca, mia moglie mi ha fatto scoprire perché sono nato la festa della donna.
Dovevo essere circondato da donne. E che donne! In pieno Covid all’ospedale di Brescia nascono le gemelline Alice ed Allegra a completare il rating tripla A tanto ambito. Asia, Alice, Allegra.
Che dire. Mi ritengo una persona ricca. Ed io che pensavo a 30 anni che la ricchezza fosse prevalentemente economica. Ricco perché ho il privilegio di avere una donna che amo, figlie che amo e mi danno un entusiasmo incredibile ed un lavoro che amo. Mi godo il presente con la stessa goduria con cui mi mangio una fetta di anguria, il mio frutto preferito.
Mi godo quello che mi sta accadendo. Sono più assertivo e più concentrato al risultato e non alla perdita di tempo. Seleziono con cura le persone che mi circondano e cerco di non farmi sottrarre del tempo da persone insignificanti. Sono meno paziente, si. Cerco di mettere in atto quello che ho imparato. Sopratutto ad avere oltre ad un piano B nel lavoro anche un piano C sempre.
A prepararmi al fatto che bisogna pianificare sempre il 99% e non il 100%. A cercare di capire che il fallimento può essere causato da fattori interni che dipendono da me e fattori esterni che non dipendono da me. Vanno messi entrambi in preventivo. Possibilmente anticipati. Ma è difficile.
A dosare il giusto mix tra razionalità, istinto ed emozioni. A non fidarmi al 100%. Di pesare i fatti più delle parole. A credere nel prossimo ma senza farmi trascinare totalmente. Ad avere sempre entusiasmo e nuove sfide.
La vita mi ha insegnato gli alti ed i bassi. La luce ed il buio. La vittoria e la sconfitta. Ho accettato che anche la sconfitta che non dipende da me va accettata. È stata dura ma è servita a farmi crescere.
La formazione quando le cose vanno bene serve alla meta, ma la vera sfida non è imparare ma mettere in atto quello che si ha imparato.
Questa è la sfida.
Questo sono io.





















